ritratto analogico in studio

Ritratto analogico in studio "Inspiration Marilyn"

Marilyn Monroe, pseudonimo di Norma Jeane Mortenson Baker, è stata cantante, modella, produttrice cinematografica e tra le più celebri attrici della storia del cinema.

Douglas Kirkland è nato il 16 agosto 1934 a Fort Erie, Canada.
Ha iniziato la sua carriera come assistente del leggendario Irving Penn, è entrato a far parte dello staff di Look Magazine poco più che ventenne e di Life Magazine durante l’età d’oro del fotogiornalismo negli anni ’60 e ’70.

A 27 anni, Douglas Kirkland fu inviato a Hollywood per fotografare Marilyn, in occasione di un numero speciale per i 25 anni di Look Magazine.
Qui il racconto di quell’incontro speciale, corredato con il mio servizio di ritratto analogico in studio, ispirate allo shooting del maestro Duglas Kirkland che ha reso immortale Marilyn Monroe.

«So esattamente di che cosa abbiamo bisogno: un letto con lenzuola di seta, una bottiglia di Dom Pérignon e un disco di Frank Sinatra», mi disse Marilyn.
Ha fatto tutto lei: il giornale voleva mettere Marilyn in copertina, ma mi aveva chiesto un’idea: lei aveva chiaro in mente quello che voleva già al momento del nostro primo incontro».

Douglas Kirkland
Ritratto Analogico in Studio

«La sera dopo, era il 17 novembre 1961, la aspettavo con il mio assistente nello studio di Hollywood che avevo affittato per scattare: doveva arrivare alle 7 ma si presentò alle 9,30.
Capii immediatamente la ragione del suo successo: era radiosa, sensuale, e molto seducente.
Cominciai a scattare dall’alto, ma dopo pochi minuti Marilyn si mise seduta sul letto, si coprì il seno con le lenzuola, e chiese all’assistente di uscire: «Voglio restare sola con questo ragazzo: di solito funziona meglio».
Continuai a scattare, usando la macchina fotografica come uno scudo, ma a un certo punto Marilyn disse: «Perché non vieni qui vicino a me?».
A quel punto l’invito era esplicito».

RITRATTO ANALOGICO IN STUDIO

«Mi sono sempre chiesto perché non l’ho accettato.
Credo che inconsciamente sapessi che tutta quella energia sessuale che si era creata tra di noi sarebbe rimasta nelle foto, se avessi continuato a scattare.
Ora sono certo di avere fatto la cosa giusta.
Alla fine mi sdraiai per terra di fianco al letto, e fu un po’ come se avessimo veramente fatto l’amore.
Cominciammo a parlare della nostra vita: lei mi raccontò che si era sposata a 16 anni solo per fuggire all’affido presso una famiglia che non conosceva, io le dissi che avevo incontrato mia moglie al liceo».

R
«Ho visto Marilyn tre volte in tutto, e ogni volta fu come incontrare una persona diversa.
La prima volta, quando suggerì l’idea delle foto nuda nel letto, fu come incontrare una sorella: rideva molto, scherzava, mi pigliava in giro.
La seconda volta, quando abbiamo scattato, era la superstar che il mondo intero desiderava.
L’ultima volta, quando le ho portato le foto, era di cattivo umore, molto stanca.
Indossava occhiali neri e un foulard a coprirle la testa.
Misi le foto sul tavolo luminoso e lei mi chiese la lente per guardarle.
L’avevo dimenticata, e lei mi mandò a comprarla in un negozio che stava aperto di sera: «Piglia anche un pennarello e un paio di forbici», mi disse.
Quando tornai guardò tutte le foto in cinque minuti, poi uscì dalla stanza e quando tornò, un paio di minuti dopo, non aveva più gli occhiali.
«Ce ne sono alcune buone, ma queste non le voglio», disse, cominciando a mettere da una parte tutte quelle scartate».

«Poi prese le forbici e cominciò a tagliare le fotografie che non le piacevano.
Subito dopo cominciò a selezionare le immagini in cui invece si piaceva, e tirò fuori quelle che preferiva.
Guardarla era affascinante, era come assistere dal vivo al processo mentale che aveva portato quella ragazza di provincia a diventare Marilyn Monroe.
A quel punto sorrideva: indicando la foto in cui abbracciava il cuscino, disse che era la sua preferita.
«Questa ragazza mi piace perché è il tipo di donna con cui ogni uomo vorrebbe stare: la donna che anche un camionista vorrebbe portarsi a letto».

RITRATTO ANALOGICO IN STUDIO

Le foto vengono pubblicate il 17 Novembre 1961, appena sei mesi prima della morte della Monroe.

Queste immagini mi hanno fatto amare la fotografia e mi hanno fatto acquistare la mia prima macchina fotografica reflex a 15 anni.
Quest’anno nel sessantesimo anniversario della sua scomparsa ho voluto rendere omaggio alla diva ed al lavoro del maestro Douglas Kirkland con questo servizio di ritratto analogico in studio realizzato con la mia Mamiya 645 AFD e l’80mm 1:2.8.
Le foto sono state realizzate in studio (LOFT STUDIO VICENZA) a luce ambiente con pellicola Kodak Portra 400 e scansionate poi con Epson Perfection V550 Photo.

Non vedo l’ora di portarmi i negativi in camera oscura!

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